Momento di orgoglio: intervista sull’esperienza del blog!!!

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Mi scuserete se oggi faccio un po’ la vanitosa, ma sono così contenta che un’intervista che mi è stata fatta qualche giorno fa sia stata pubblicata sul blog Famiglie felici!! A sei mesi dall’apertura del blog è stato davvero utile e interessante fermarsi un momento e fare un piccolo bilancio per individuare i punti di forza, ma soprattutto le piste di miglioramento. Grazie Famiglie Felici!!!

Di seguito vi riporto due domande e le relative riposte, per il resto dell’intervista appuntamento su Famiglie Felici!

Buona giornata a tutti!!!

Che servizio offre ai lettori?
Confesso che il blog è nato un po’ per caso tra una poppata e un pannolino, non sono capace di stare con le mani in mano, e nonostante adori passare del tempo col mio bimbo durante la maternità avevo bisogno di pensare e fare altro. Tutto questo per dire che all’inizio non mi sono prefissata una strategia, a sei mesi dall’apertura del blog comincio ad avere le idee un po’ più chiare ed è interessante che  l’obiettivo è emerso dal confronto coi lettori e alcune aziende del settore. L’idea alla base di tutto è mostrare che esiste un’offerta per l’infanzia alternativa ai marchi blasonati di cui sentiamo parlare, che l’educazione al rispetto dell’ambiente comincia quando i nostri bimbi sono piccoli: se i loro compagni di gioco sono in plastica è ovvio che in futuro saranno attaccati a questo materiale e non si cureranno di legno, cotone e simili, e da ultimo che esistono ancora tantissime piccole imprese che producono utilizzando processi artigianali e che sviluppano collezioni estremamente creative e divertenti.
Inoltre un nuovo progetto partito da pochissimo, è una serie di interviste a donne che hanno re-inventato la propria vita professionale in seguito alla maternità, sfruttando la loro esperienza di mamme per creare prodotti e/o servizi destinati ai bimbi. L’idea è quella di lanciare un messaggio positivo, di donne che non si piegano alle logiche attuali del mondo del lavoro che purtroppo non sono sempre in sintonia con la maternità, e che con un pizzico di creatività, tanto coraggio e grande tenacia riescono a conciliare la sfera privata e quella professionale
Donne e lavoro: che cosa ne pensa?
Penso di non essere ancora la persona adatta per rispondere a questa domanda, dal momento che sono alla prima maternità e riprenderò il lavoro solo settimana prossima. Ad oggi sto cercando di individuare i momenti e le attività critiche della giornata per poterle vivere al meglio quando riprenderò, sicuramente dovrò mettere in piedi una buona organizzazione che preveda piani B, C e a volte anche D. 
Al lavoro ho chiesto il part time che ho avuto la fortuna di ottenere, prima di rimanere incinta mi arrabbiavo sempre con le colleghe o dipendenti che utilizzavano la scusa “eh ma io ho i bambini” per non venire al lavoro o fare i propri orari. Trovo molto più responsabile un discorso del tipo: la mia situazione personale è cambiata di conseguenza non sono più in grado di garantire lo stesso ammontare di ore e lavoro di prima della maternità, a voler far tutto si rischia di fare tutto male! Ritengo che le donne mamme hanno il diritto e il dovere (per se stesse, per i propri figli e per la società) di lavorare, bisogna però rendersi conto che  la disponibilità e le necessità sono diverse rispetto a quelle di un uomo su cui è costruito l’insieme di regole e pratiche che regolano il mondo del lavoro attuale. 
So che non è una citazione molto dotta, ma mi piace moltissimo il finale del film “Ma come fa a far tutto” con Sarah Jessica Parker che ritengo individui in pieno il problema:
“Motivi per cui non sarebbe un problema lasciare il mio posto di lavoro:
Primo: perché ho due vite e mi manca il tempo di godermele.
Secondo: perché cercare di essere un uomo significa sprecare una donna.
Terzo: perché i miei bambini cresceranno in un lampo e io mi sarò persa tutto.
Quarto: perché prima o poi in un modo o nell’altro, arriva il giorno in cui le cose cambiano.
So che se non avessi questo lavoro le cose sarebbero migliori, sotto tutti i punti di vista, ma senza quel lavoro non sarei più io, ma senza di te (il marito), Ben e Amy (i figli) non sono niente!”
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